L’approccio selvaggio ai soldi

Marco Fardin intervista Roberta Bailo

Roberta è un wild coach (formatrice e supervisore).

Vive e lavora a Genova.

Prima counselor, poi coach gestaltico, aiuta le donne a potenziare il loro potere personale e a ricominciare. Il suo sogno sarebbe vivere in un bosco, fondare un centro per il femminile a tutto tondo, scrivere libri e creare.

Marco è coach e formatore. L’incontro con il coaching, che è una via verso l’autorealizzazione, ha modificato profondamente la sua visione dell’uomo, centrandola sullo sviluppo dei talenti.

M. Ciao Roberta e benvenuta. Sono molto contento di questa intervista, sia per la tematica, sia perché sono interessato al tuo approccio “wild”. Ho preparato un set di domande. Vorrei iniziare con questa: “Che senso ha per te essere intervistata sul tema del denaro? Qual è il contributo che vorresti portare?”.

R. Ciao Marco. Pensando alla tua domanda, mi viene intuitivamente da dirti questo: se sto solo sulla mia parte ordinaria, non mi sento di poter dire nulla – anzi, emergono unicamente le tematiche pesanti sul denaro.
Se considero, invece, l’approccio selvaggio ai soldi, c’è uno spostamento sulla parte che radica, e qui la risposta è: dei soldi non abbiamo bisogno, i soldi non servono. Nel senso che tutto è necessario e tutto non è necessario, ma si è radicati nella propria essenza profonda. I soldi sono un mezzo e una conseguenza, perché l’abbondanza arriva a partire da questa essenza profonda.

 

M. Semplifico per me: quindi, se li calcoli non vengono e se non li calcoli vengono?

R. In un certo modo: sì. Spostandosi su un fluire, non c’è bisogno di mettere energia per ottenere un’energia, perché siamo nell’ambito del manifestare, dell’essere. Quello spazio “wild” è una grande fonte – inesauribile – di verità, di radicamento, di libertà. Lì è come se sparisse tutta una parte di preoccupazioni, di pesantezza, di performance. Fare business da tale prospettiva diventa un’altra forma mentale, un’altra dimensione – che può tuttavia essere inserita nella realtà.

 

M. Questo mi fa venire in mente la persona che ha una disciplina che viene da fuori, non da se stessa, e perciò non arriva al risultato. Mentre una disciplina che parta dalla propria interiorità – dalla fonte – può avere senso ed efficacia, anche seguendo un metodo usuale come una tabella.

R. Perché nel secondo caso si trova la propria tabella. Imporsi delle strategie di marketing può portare a sforzarsi, ad andare contro la propria unicità e spesso non funzionare come previsto. Stare nella parte “wild” è seguire il proprio sentire profondo, radicato, connesso.

 

M. La domanda successiva è quindi: si può vivere wild nella società ordinaria?

R. Io credo di sì. È un percorso, che dipende da quanto si voglia aderire alla propria parte libera. È necessario un profondo radicamento. E allora, ci si può stare, ricordandoselo e rinnovandolo spesso.

 

M. Possiamo fare un esempio di “copione” che non permette di ricevere? E come l’approccio wild si posizionerebbe rispetto ad esso?

R. Ok. Vediamo. Ad esempio: qualcuno, se diventasse ricco, potrebbe sentirsi solo.

 

M. Va bene. Ma non è il mio caso (ride).

R. Nell’esempio citato, diventando ricchi si avrebbe più potere e questo potrebbe portare alla solitudine, come un prezzo da pagare. Oppure, stando bene economicamente, sarebbe quella persona ancora autorizzata a percorrere i suoi cicli naturali di felicità, ma anche di angoscia, come connaturato, ad esempio, al femminile, che ha bisogno di ripercorrere tutto l’arco emozionale?

 

M. Ne ha bisogno. Quindi, è probabile che non riceva per non perdere questa ciclicità?

R. Potrebbe essere. Per risponderti su come l’approccio wild si rapporti a questo esempio: collegandosi alla fonte, il punto è darsi questa possibilità, questo permesso. “Posso vivermi per come sono, essendo ricca?”, potrebbe chiedersi quella persona. Sì, da uno spazio di permesso, di autorizzazione – e, quindi, di interezza. Wild è darsi il permesso di essere se stessi, in tutte le ciclicità, sperimentando fino in fondo il proprio potere. Essere wild è assumersi il proprio potere e sentire che ciò è bene.

 

M. Interessante!

R. Accedendo al wild, cioè al proprio potere che è al di là di qualsiasi stereotipo e condizionamento, si può andare oltre il copione sul denaro che ci è stato dato. Per esempio: i soldi non sono importanti (con un colore di negatività attribuita al denaro). Si può andare oltre, pensando sempre che i soldi non siano importanti, ma in questo caso perché collegandosi alla fonte essi sono visti come una conseguenza dell’essere radicati alla fonte stessa. Come vedi il colore è del tutto diverso.

 

M. È vero. Allora la dicotomia denaro-spiritualità che senso assume da questa prospettiva wild?

R. Mi viene da dirti: Chi lo dice che non devo perseguire la ricchezza, l’abbondanza? Perché no?. Poi, il come e l’uso faranno la differenza, ma perché non si dovrebbe ricevere? Perché ad esempio non fare business per cambiare il mondo – se è questo che si vuole? O semplicemente per stare meglio? Perché non creare sovrabbondanza di risorse con poca fatica? Perché no? Risposte forti possono sbloccare meccanismi altrettanto potenti. Per esempio, una “spiritualità dell’egoismo fino in fondo” romperebbe una serie di schemi. La prospettiva wild rompe gli schemi, e ricostruisce nell’autenticità. Rompe, per far emergere l’essenza. E ricostruisce mettendo protezioni, nel rispetto dell’unicità.

 

M. Per tornare ciclicamente all’inizio, al titolo, cioè l’approccio selvaggio ai soldi, puoi dare una sintesi dell’approccio wild?

R. Wild è fondamentalmente libertà. Anche economica. L’approccio wild è non dare nulla per scontato e accogliere tutto quello che c’è. Più una persona è libera, più può ricevere. Più una persona si dà il permesso di essere nella verità, di accogliere tutta se stessa, di stare nella ciclicità – che rispecchia la natura, wild appunto –, più è possibile connettersi e radicarsi a quella fonte profonda di sapienza che trasforma il denaro da “problematica” a opportunità. Darsi il permesso di essere, di stare, anche nelle parti in cui ciclicamente possiamo andare che non sono performative, è la possibilità stessa di accedere alla totalità di sé e da lì di manifestare la nostra energia, anche la più alta.

 

M. Nella metafora delle energie maschile e femminile mi sembra la possibilità di darsi l’autorizzazione (“maschile”) a viversi la ciclicità (“femminile”).

R. Sì, l’approccio wild al denaro è un dialogo tra le due polarità, femminile e maschile interiori. È questa la via wild. Una via di integrazione, di dialogo. Una visione tantrica per fare tanti soldi (sorride).

 

M. In fondo i soldi sono un “generare”. In questo sono selvaggi. Ci hai dato una visione d’insieme dell’approccio selvaggio ai soldi. Andando verso la chiusura dell’intervista, ti faccio ancora una domanda, questa volta più personale: che cosa ti porti via da questo incontro?

R. Innanzitutto, mi porto via l’unione di varie intuizioni. Mi porto via il “potere dell’angoscia”, come un potere di visione. L’accettazione della ciclicità. Il permesso di essere. E la visione tantrica come approccio d’amore al denaro.

 

M. Grazie Roberta. Delle domande che avevo da farti, solo la prima era effettivamente in scaletta. Essendo wild, questa intervista non ha potuto che essere improntata al qui e ora, andando alla fonte delle nostre intuizioni. Ti ringrazio per avermi permesso di fare anch’io, intervistatore, un viaggio in questa dimensione della natura profonda, dell’accettazione.

R. Grazie a te. Sullo sfondo, è il dialogo tra un uomo e una donna che ha portato ad un’integrazione delle parti. Chissà quanta abbondanza genereremo da qui in avanti! Sempre wild, ovviamente.

Marco è coach e formatore. 
L'incontro con il coaching, che è una via verso
l’autorealizzazione, ha modificato profondamente
la sua visione dell'uomo, centrandola sullo sviluppo dei talenti

Roberta Bailo, wild coach, aiuto le donne a potenziare il loro
potere personale e a ricominciare. Lo faccio in modo wild,
aiutando a ricontattare l’anima femminile profonda, in libertà.
Soprattutto quando relazioni tossiche o finite male, hanno
condotto a perdere autenticità e autostima.